Nella terza età l’attività fisica – o meglio, un certo tipo di attività fisica – può aiutare le persone anziane a migliorare le loro abilità fisica sebbene possa non essere garanzia di una riduzione del rischio di fragilità. È la conclusione di una ricerca realizzata da un team internazionale di ricercatori pubblicata su Annals of Internal Medicine. Questo diverso esito si spiega alla luce del modello di attività fisica testato dai ricercatori, un mix di esercizi aerobici e di stretching, come spiega la professoressa Daniela Lucini, Responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio di Humanitas: «Come dimostrano i risultati, quel tipo di programma di esercizio fisico aveva poche probabilità di risultare efficace in termini di riduzione della fragilità. Tuttavia lo studio ci lascia un messaggio importante, ovvero che la prescrizione dell’esercizio fisico va fatta in considerazione dell’obiettivo che si vuole raggiungere».

Nello studio sono stati coinvolti 1635 anziani sedentari con un’età che andava da settanta a ottantanove anni. Sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: a uno è stato richiesto di partecipare a un programma strutturato di esercizio fisico all’altro di prender parte a un corso di educazione e promozione della salute. Il primo ha svolto fino a 150 minuti di camminata e attività fisica per migliorare resistenza e flessibilità.

I benefici degli esercizi

Tutti i soggetti coinvolti, benché avessero generalmente delle limitazioni funzionali, erano in grado di camminare per 400 metri in un quarto d’ora, o anche di meno, senza assistenza. Una piccola quota in entrambi i gruppi era formata da anziani considerati fragili: non erano in grado di sollevarsi dalla sedia per cinque volte di fila senza usare le braccia, erano dimagriti in maniera significativa di recente e si sentivano senza energie.

Dott. Daniela Lucini

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