L’attività dei virus influenzali è tornata ai livelli di base. Il picco toccato a metà gennaio. È stata la stagione più intensa negli ultimi 15 anni con 153 vittime

L’influenza di quest’anno ce la ricorderemo a lungo perché bene o male ogni famiglia ne è stata colpita. Con 8,1 milioni di italiani messi a letto da inizio stagione, è terminata l’epidemia di influenza in Italia: lo segnala l’ultimo bollettino Influnet curato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Nella settimana dal 12 al 18 marzo sono stati 154mila i casi segnalati dai medici sentinella, con un’incidenza di 2,54 casi per mille assistiti del 2018. Ciò significa che l’attività dei virus influenzali è tornata ai livelli di base.

I bambini i più colpiti

Anche in quest’ultima settimana i più colpiti sono stati i bambini sotto i cinque anni con 6,7 casi per mille assistiti, seguiti da quelli tra i 5 e 14 anni con 3,1 casi. Nei giovani adulti l’incidenza è scesa a 2,5 casi per mille assistiti e a 1,2 negli anziani dai 65 anni in su. In molte Regioni italiane il livello di incidenza è sceso sotto la soglia di base. Come rileva il bollettino, livello di incidenza di questa stagione influenzale è stato «molto alto», ed è paragonabile a quello osservato nelle stagioni 2004-05 e 2009-10.

Stagione più intensa degli ultimi 15 anni

«Quella che si è appena conclusa è stata per l’Italia una stagione influenzale molto intensa, la più intensa degli ultimi 15 anni, superando nel suo momento di picco, per numero di casi, quella del 2004-2005» commenta l’epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza che però ha parlato di una virulenza contenuta: le vittime sono state 153. Un numero elevato, ma non troppo se rapportato al numero di casi. Nella stagione 2004-2005, considerata finora la più intensa degli ultimi anni, ci furono 6,3 milioni di casi con un’incidenza di 14,6 casi ogni mille assistiti al momento del picco. Quest’anno i casi sono stati 8,1 milioni e 14,7 per mille assistiti al momento del picco. Un andamento «quasi inaspettato», sottolinea l’esperto, che rileva come sia stato predominante «il ceppo B del virus dell’influenza, che di solito provoca epidemie contenute e si concentra sui bambini – continua – e invece quest’anno non ha risparmiato neanche adulti e anziani, facendo aumentare il numero dei casi». Accanto a questo ha circolato anche il virus pandemico AH1N1, «che dà problemi soprattutto quando colpisce gli anziani».

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